Studio Barale - Dal 1946, Consulenti di Direzione

HomePubblicazioni e NewsArchivioInnovare per competere


Strategia

Innovare per competere:
il modello delle 3T

Innovazione è il nome che diamo allo sviluppo e al miglioramento di un prodotto o di un processo, con beneficio anche per il nostro vivere quotidiano. Non è soltanto Ricerca e Sviluppo formalizzata: è tutto ciò che permette di adeguare prodotti e processi alle aspettative dei clienti e dei mercati. Il ricercatore americano Richard Florida ha individuato tre fattori che spiegano il successo di un'area economica — talento, tolleranza e tecnologia — e quegli stessi fattori possono essere letti dentro un'organizzazione aziendale. Questo articolo li applica alla realtà delle piccole e medie imprese e indica su che cosa concentrarsi per aumentare la capacità di innovare.

Che cosa si intende davvero per innovazione

Il termine “innovazione”, spesso abusato, non si riferisce soltanto alla Ricerca e Sviluppo formalizzata, ma a tutte le attività che consentono di adeguare i prodotti e anche i processi — organizzativi e produttivi — alle aspettative sia dei clienti, effettivi e potenziali, sia dei mercati. Nel mondo aziendale, in concreto, per innovazione si intende la realizzazione di:

  • un prodotto o un servizio nuovi, oppure significativamente migliorati;
  • oppure la messa a punto di un processo, organizzativo o produttivo;
  • oppure nuove idee di marketing;
  • oppure, potendo, l'insieme di due o tre di queste realizzazioni.

Con la locuzione “attività di innovazione” si intendono invece tutti i passaggi scientifici, tecnologici, organizzativi, finanziari e commerciali volti a implementare l'innovazione. Alcune di queste attività possono essere a loro volta innovative; altre non sono necessariamente nuove, ma sono necessarie per attivare l'implementazione: è il caso della Ricerca e Sviluppo semplicemente intesa come funzione aziendale.

Le Management Sciences hanno definito l'innovazione come discontinuità nella conoscenza (knowledge) e nel saper fare (know how), capace di generare un sensibile aumento di produttività. Vale a dire che, a parità di risorse, si fanno più cose — ed è lo sviluppo — oppure si fanno le stesse cose con meno risorse, ed è la sostenibilità.

Al centro di tutto questo c'è l'apprendimento. Il processo che sta modificando il modo con cui le persone imparano nel corso della loro vita (learning) è al centro dei processi di innovazione nella società della conoscenza, dove l'innovazione assume valore nella economia reale. Imparare è una delle caratteristiche principali degli esseri umani: attiva le potenzialità delle persone di qualsiasi livello sociale, potenzialità che possono essere indirizzate verso obiettivi tecnici, economici e sociali. Non è possibile generare innovazione senza curare come si apprende nelle scuole e nelle imprese. E innovazione significa cambiamento e progresso, ma necessariamente anche rispetto per le risorse disponibili e attenzione all'impatto ambientale.

I grandi nemici sono l'ottusità e la resistenza al cambiamento

Tanti sono i tentativi di fermare l'innovazione da parte di persone, dipendenti, amici, dirigenti e clienti che vedono soltanto i limiti di una soluzione nuova: è la visione ristretta. Se ne possono elencare sessanta, e chiunque abbia proposto un cambiamento in azienda ne riconoscerà almeno una parte:

  • lo abbiamo già provato;
  • la nostra azienda è diversa;
  • costa troppo;
  • siamo troppo indaffarati per occuparci anche di questo;
  • non c'è il tempo necessario;
  • non l'abbiamo mai fatto prima;
  • è contro le politiche aziendali;
  • perché cambiare, funziona già così;
  • non abbiamo i soldi;
  • non lo abbiamo in budget;
  • teniamolo in sospeso;
  • la direzione non lo accetterà mai;
  • andiamo bene anche senza;
  • cosa fanno i nostri concorrenti?;
  • dormiamoci su;
  • lo abbiamo sempre fatto così.

Le formule cambiano, ma il meccanismo è sempre lo stesso: nessuna di queste obiezioni entra nel merito della soluzione proposta.

Quanto pesa l'incentivazione pubblica alla ricerca

I dati che seguono sono quelli citati nella pubblicazione originale e fanno riferimento agli obiettivi fissati dal vertice di Lisbona del 2000: vanno letti come fotografia di quel periodo, non come situazione attuale.

Data l'importanza dell'innovazione nella competitività delle imprese e delle nazioni, da tempo i Paesi industrializzati hanno intrapreso politiche volte a stimolare i processi di innovazione nelle aziende, con incentivi mirati al finanziamento della ricerca e al miglioramento del capitale umano. L'Unione Europea ha avviato da anni specifiche politiche di sostegno, tramite programmi quadro per rafforzare la ricerca e l'innovazione negli Stati membri. In particolare, nel vertice di Lisbona del 2000, per migliorare la competitività dei Paesi europei, è stato deciso di portare la spesa dei singoli Stati per ricerca e innovazione al 3% del prodotto interno lordo.

In Italia il livello d'investimento nella ricerca è molto inferiore alla media europea, e il Sud del nostro Paese è il fanalino di coda della ricerca italiana.

Il modello 3T: talento, tolleranza, tecnologia

Richard Florida, ricercatore americano che si occupa di politiche pubbliche per l'innovazione e la competitività, ha pubblicato il libro L'ascesa della nuova classe creativa sostenendo una tesi che si può riassumere così: i presupposti del successo di un'area economica e geografica risiedono nella contemporanea presenza di tre fattori — talento, tolleranza e tecnologia.

L'autore ha valutato questi fattori ottenendo una serie di classifiche di “creatività” per le città americane, classifiche che ritraggono la situazione e le potenzialità di crescita. La concentrazione della classe creativa risulta più alta nelle città caratterizzate dalla presenza di persone con un elevato livello di istruzione (il talento), dalla presenza di imprese high-tech e da un elevato numero di brevetti prodotti (la tecnologia) e dalla presenza di un numero rilevante di stranieri e omosessuali (la tolleranza).

Che cosa si intende per creatività

“Creatività è unire elementi esistenti utilizzando connessioni nuove che siano utili.”

Henri Poincaré

Le parole “nuovo” e “utile” illustrano adeguatamente il superamento delle regole esistenti — il nuovo — e l'istituzione di una regola ulteriore e condivisa, l'utile. È l'essenza dell'atto creativo. Il processo creativo unisce disordine e ordine, paradosso e metodo. Le categorie di nuovo e utile ampliano le attività creative in cui sia riconosciuta un'utilità economica e sviluppano uno dei tre possibili gradi di novità:

  1. applicazione nuova di una regola esistente;
  2. estensione di una regola esistente a un campo nuovo;
  3. istituzione di una regola completamente nuova.

I tre fattori individuati da Florida, rilevanti per un territorio e la sua comunità, potrebbero risultare altrettanto validi per un'organizzazione aziendale.

Perché le 3T interessano una piccola o media impresa

L'innovazione diventa indispensabile per adattare rapidamente un'organizzazione al mercato globale, consentendole di operare in una competizione sempre più aspra, anche sul mercato interno. Nelle turbolenze che stiamo vivendo è molto rischioso reagire con l'improvvisazione: è invece necessario pianificare e organizzare, sfruttando l'innovazione. Per questo il modello delle 3T può fornire utili suggerimenti anche alle organizzazioni aziendali, soprattutto alle piccole e medie imprese che vogliono affrontare in modo proattivo i problemi della globalizzazione.

“L'Italia sarà forse un paese di poeti e navigatori, ma proprio nell'era globale del talento il suo ruolo nella competizione internazionale si è fatto sempre più marginale. Quali sono le ragioni del declino di una nazione che si è sempre vantata della sua naturale indole creativa?”

Irene Tinagli, Talento da svendere

Il talento non coincide con il titolo di studio

Da studente ciascuno di noi acquisisce conoscenze e nozioni, e viene formato in accordo con il corso di studi superiori. Tutto ciò costituisce un bagaglio valido e concreto da portare sempre con sé. Tuttavia ciò che rende unico un individuo, e lo caratterizza, è il talento: una dote innata, connaturata nell'individuo stesso. Il talento è un'inclinazione naturale che si esplica in diversi campi e in diversi interessi, qualificando l'essere umano in un campo specifico.

Le conoscenze, invece, possono sempre essere ampliate in qualunque momento della propria esperienza lavorativa, e al loro aggiornamento bisogna sempre dedicare del tempo. È quindi possibile a ciascuno imparare nuove applicazioni e nuove metodiche, addentrandosi in campi ancora inesplorati. Ciascun individuo attua un proprio percorso formativo, ma il punto di arrivo non è sempre chiaro e lineare sin dall'inizio: va cercato continuamente. Strada facendo si possono scoprire attitudini e interessi propri, permettendo al talento di emergere; e ciascuno ha il compito di stabilire se seguire la propria inclinazione, dedicando il proprio tempo a ciò che realmente può gratificarlo.

Il talento, primo fattore del modello, viene spesso messo in relazione con il livello di scolarità dei dipendenti, perché si presume che la conoscenza appropriata apra la strada allo sviluppo. Va però osservato che la nostra scuola odierna sforna ben pochi laureati di talento. E nella realtà delle piccole e medie imprese, che rappresentano la parte prevalente delle imprese del nostro Paese, le mansioni di concetto che un laureato di talento potrebbe svolgere sono modeste; quindi le prospettive di carriera per lui lo sarebbero ancor meno.

La presenza dell'imprenditore che non sa delegare completa il quadro. Anche per questo motivo le piccole e medie imprese non attraggono diplomati e laureati di talento. Gli imprenditori forse non li cercano perché ritengono di non poterli pagare; oppure perché, essendo generalmente self made, non riuscirebbero a dialogare costruttivamente con laureati di talento ma privi di esperienza.

Il talento da affiancare all'imprenditore della piccola e media azienda si potrebbe individuare, probabilmente, nella persona intelligente, magari diplomata: in ogni caso una persona con esperienza maturata in aziende più grandi, capace di esprimersi soprattutto attraverso la volontà di conoscere, di impegnarsi e di relazionarsi con gli altri. Sono tutte qualità molto importanti, che non si imparano facilmente. Il talento per le piccole e medie imprese, quindi, va individuato nelle capacità della persona prima ancora che nella preparazione universitaria. Il problema più serio da risolvere, però, resta la volontà dell'imprenditore di delegare: e per questo ci vuole un imprenditore di talento.

La tolleranza è la condizione in cui nasce il confronto

La tolleranza è un termine sociologico, culturale e religioso, relativo alla capacità collettiva e individuale di vivere pacificamente con coloro che credono e agiscono in maniera diversa dalla propria. I sistemi autoritari si fondano, al contrario, sull'intolleranza. Il termine è solitamente collegato alla pratica della non violenza, estende le sue implicazioni agli ambiti della religione, del sesso e della politica e ben difficilmente conduce a un comportamento violento.

La tolleranza non è un fattore sempre presente nella cultura delle nostre aziende, nonostante costituisca un approccio efficace per promuovere, presso le risorse umane, la diversità di origini, di culture ed esperienze. Il “caos” che ne deriverebbe potrebbe costituire proprio il contesto nel quale si sviluppa il confronto e, quindi, la creatività. Le soluzioni di collaborazione, infatti, sono efficaci dove c'è tolleranza, dove le persone sono incoraggiate ad aprirsi per imparare e dare il meglio di sé.

La creatività sarebbe quindi il frutto di una cultura aziendale aperta a opinioni e idee diverse, disponibile al rischio e all'errore a tutti i livelli del management. Ovviamente richiederebbe un giusto livello di autostima e di flessibilità in ognuna delle persone coinvolte. Il cambiamento che ne deriverebbe sarebbe percepibile anche all'esterno dell'azienda e potrebbe catturare l'interesse di nuovi segmenti di clientela.

La tecnologia è insieme premessa e risultato dell'innovazione

La tecnologia è l'ambito multidisciplinare di ricerca e sviluppo di soluzioni legate soprattutto ai processi produttivi. Si occupa dello sviluppo di macchine partendo dai principi della scienza, a differenza della tecnica, che invece si occupa del loro funzionamento. Il termine viene però usato anche in senso più ampio, come nella definizione inglese di Technology: “concetto ampio che si riferisce ai saperi e all'uso da parte di una specie di utensili e abilità, e di come questi influiscano sulla capacità della specie stessa di controllare e adattare il proprio ambiente”.

Con l'espressione “stato dell'arte della tecnologia” si intende la più recente tecnologia disponibile sul mercato e la migliore in termini di qualità. Talora l'ingresso di una tecnologia più moderna è intenzionalmente ritardato, per commercializzarne una precedente, con l'obiettivo di recuperare i precedenti investimenti in ricerca o di prolungare il ciclo di vita del business: in questo senso il progresso della tecnologia è ritardato e ostacolato da considerazioni di marketing.

In alcune realtà aziendali la tecnologia ha assunto un ruolo molto positivo, magari seguito da delusioni; in altre è stata contrastata. Resta il fatto che la tecnologia incorpora il sapere e costituisce uno straordinario fattore competitivo, specie per chi non può godere di posizionamenti strategici particolarmente favorevoli nei mercati. È presente nel processo produttivo, nel prodotto e nei processi gestionali; in questi ultimi si presenta sotto forma di tecnologie dell'informazione e della comunicazione, cioè di sistemi informativi. Il sistema informativo aziendale, abbinato alla formazione, costituisce un ottimo supporto per facilitare la condivisione delle informazioni, lo scambio di esperienze e il rapido coinvolgimento: la vera collaborazione.

Attivare la capacità di innovare

Per aumentare la capacità di innovare bisogna concentrarsi su tre cose: le tecniche di creatività, i sistemi di gestione della conoscenza e i metodi di valutazione e gestione dei progetti.

Le tecniche di creatività, individuali o di gruppo, non servono solo per operazioni astratte o di natura artistica: sono soprattutto utili per la progettazione e l'implementazione di attività. Il problem solving, le tecniche analitiche sintetizzate dagli acronimi, quelle morfologiche o il più conosciuto brainstorming aiutano a trovare nuove soluzioni attraverso un miglioramento graduale, o quanto meno attraverso un percorso più chiaro. Bisogna però tenere conto del fatto che l'imprenditore italiano è eclettico: per questo è portato a improvvisare e a inventare, ed è quindi poco disponibile all'utilizzazione di metodi precostituiti.

I sistemi di gestione della conoscenza sono costituiti da elementi organizzativi, procedurali e tecnologici, e servono a consentire la valorizzazione delle competenze e delle esperienze presenti in azienda. Possono essere impostati da persone esperte oppure a partire da conoscenza formalizzata, cioè da database, e costituiscono il miglior investimento a lungo termine.

In definitiva, i concetti di talento, tecnologia e tolleranza mantengono, a nostro avviso, la validità riscontrata da Richard Florida per città e regioni anche quando si tratta di realtà aziendali. Queste ultime, per potersene giovare, richiedono però pratica manageriale sperimentata.


Le nostre notizie

NEWS dallo Studio Barale

I vostri quesiti

L'Esperto risponde