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Pianificazione e controllo

Valorizzare gli scarti di lavorazione:
come trasformare un costo in opportunità

Gli scarti di lavorazione si possono contenere, ma non azzerare: la domanda pratica è se convenga smaltirli oppure trasformarli in materia prima per un nuovo prodotto. È una domanda a cui si risponde con i numeri, non con l'intuito. Il caso di una piccola azienda di materiali termoplastici mostra come si costruisce una valutazione di convenienza economica: quali costi entrano nel conto, quali restano fuori, e perché la stessa produzione può apparire in perdita o molto remunerativa a seconda della configurazione di costo che si adotta. Il passaggio decisivo è l'individuazione della soglia minima di prezzo sotto la quale non scendere.

Le cifre che seguono sono quelle citate nella pubblicazione originale del 2011 e si riferiscono al caso aziendale allora esaminato: vanno lette come esempio di metodo, non come valori di mercato attuali.

Perché gli scarti non si azzerano

La maggior parte dei processi produttivi comporta la produzione di scarti di lavorazione, sotto forma di sfrido o di prodotti non conformi. Questi scarti possono sicuramente essere contenuti, ma non eliminati del tutto. Ne consegue che, oltre ai costi industriali, le aziende sono costrette a sostenere anche i relativi costi di smaltimento, a meno che non siano percorribili soluzioni alternative, più vantaggiose dal punto di vista economico e più rispettose dell'ambiente.

Tutti i Paesi avanzati affrontano il problema pressante dello smaltimento dei rifiuti e della riduzione dell'inquinamento ambientale. L'obiettivo è realizzare uno sviluppo sostenibile attraverso il miglioramento dei processi di produzione e dei prodotti, la riduzione dei consumi e la minimizzazione delle emissioni. A questo scopo sono fondamentali gli investimenti nelle tecnologie e nei processi per la raccolta e il riciclaggio dei rifiuti, una volta che i prodotti sono giunti alla fine del loro ciclo di vita, cioè al termine dell'utilizzo da parte del consumatore.

C'è però un contributo importante che può arrivare anche prima, dalle imprese manifatturiere: recuperare gli scarti di lavorazione direttamente all'interno del proprio processo produttivo. Non si tratta di una novità. Il punto è che non sempre si trovano le condizioni di convenienza economica perché ciò possa realizzarsi.

Che cosa spinge a riconsiderare il problema

La crescita generalizzata dei prezzi delle materie prime costituisce uno stimolo importante a valutare ogni possibilità di risparmio. In molti settori, inoltre, il trattamento degli scarti di lavorazione si sta trasformando in un'autentica opportunità di business. Basti pensare a molte industrie del settore agroalimentare, per le quali è diventata sempre più accessibile la possibilità di sfruttare i sottoprodotti delle lavorazioni — costosi da smaltire e disponibili in grandi quantità — per la produzione di energia elettrica e termica: sono le cosiddette biomasse, classificate come fonti di energia rinnovabile.

Anche i materiali plastici offrono ampie possibilità di riciclaggio e riutilizzo. I composti del PVC, il cloruro di polivinile, sono riciclabili al 100%: fisicamente, chimicamente o dal punto di vista energetico.

Tuttavia, se si esamina il problema dal punto di vista di un'azienda manifatturiera che produce scarti di lavorazione, spesso vincoli tecnologici o dimensionali lasciano come unica possibilità quella dello smaltimento. Nella migliore delle ipotesi gli scarti possono essere recuperati, rilavorandoli e miscelandoli “in taglio” con altre materie prime.

Il caso NewPVC: 900 chili di scarti ogni mese

Il caso esaminato riguarda una piccola azienda che ha valutato l'opportunità di valorizzare alcuni scarti di lavorazione impiegandoli come materia prima per la produzione di una nuova tipologia di articoli. Per motivi di riservatezza l'azienda viene chiamata con il nome di fantasia NewPVC S.r.l.

NewPVC è specializzata nella produzione di articoli in materiali termoplastici, prevalentemente PVC, mediante procedimenti di trafilatura. Il consumo di materie prime — il cui costo è strettamente collegato all'andamento delle quotazioni del petrolio — rappresenta la principale voce di costo del bilancio: arriva a incidere per oltre il 40% sui ricavi di vendita. Il controllo dei consumi e degli scarti di lavorazione è quindi fondamentale.

Nonostante l'elevata efficienza produttiva, ogni mese il Reparto 3 — quello dove viene lavorato il PVC senza accoppiamenti ad altri materiali — produce 900 chili di scarti. I mercati di riferimento di NewPVC richiedono elevate caratteristiche di finitura e di qualità prestazionale dei prodotti, e questo preclude all'azienda la possibilità di recuperare gli scarti rilavorandoli e miscelandoli “in taglio” con PVC vergine. La strada più semplice, quella del reimpiego diretto, è dunque chiusa.

Le due alternative già disponibili

Il costo mensile di smaltimento degli scarti ammonterebbe a 172,00 Euro. In alternativa, l'azienda avrebbe la possibilità di vendere il materiale grezzo, senza sottoporlo ad alcun processo di rigenerazione, al prezzo di 0,05 Euro al chilo. Questa seconda strada consentirebbe di azzerare i costi di smaltimento, ma il prezzo ricavato sarebbe pari soltanto a un decimo del costo di acquisto del PVC vergine, che è di 0,50 Euro al chilo.

In assenza di soluzioni alternative, quindi, il costo del materiale scartato penalizzerebbe comunque il margine aziendale: nel primo caso con un'uscita di cassa, nel secondo con un recupero di valore quasi simbolico rispetto a ciò che quel materiale è costato all'ingresso.

Un'alternativa da valutare: gli angolari di protezione

Per valorizzare gli scarti, l'Ufficio Tecnico di NewPVC ha progettato un nuovo articolo realizzabile con il PVC rigenerato, impiegando le linee di trafilatura già disponibili. Si tratta di angolari di protezione utilizzabili nel settore degli imballaggi come sistema di protezione di angoli e spigoli, in particolare nei punti di contatto tra reggia e cartone.

Il processo di produzione richiederebbe una prima fase di rigenerazione del PVC, per riportare gli scarti alla forma di grani mediante un procedimento meccanico di triturazione. Successivamente il materiale rigenerato verrebbe utilizzato come materia prima su una linea di trafilatura.

L'avvio della produzione richiederebbe due investimenti: 5.000 Euro per l'acquisto di una macchina per la granulazione del PVC e 4.000 Euro per la realizzazione dello stampo necessario all'attrezzaggio della trafilatrice.

La valutazione di convenienza ha richiesto tre passaggi: l'analisi del nuovo processo produttivo — che prevede la trasformazione degli scarti in semilavorati e la successiva lavorazione finale — e delle risorse coinvolte; la valutazione di convenienza attraverso l'analisi dei costi e dei risparmi specifici, cioè l'analisi differenziale; e infine un processo di simulazione per la determinazione del prezzo di vendita, cioè della soglia minima di convenienza.

La scheda di costo del nuovo prodotto

Prima di procedere all'investimento, NewPVC ha elaborato una scheda di valutazione di tutte le componenti di costo rilevanti, applicando la logica differenziale: sono stati cioè presi in considerazione tutti i costi che si modificherebbero in conseguenza dell'avvio della nuova produzione. La scheda è stata articolata nelle due fasi di lavorazione previste, la rigenerazione del PVC e la trafilatura del prodotto finito.

Per calcolare il costo del nuovo articolo è infatti necessario predeterminare il costo di rigenerazione del PVC, come se il PVC rigenerato fosse un semilavorato. Tenendo conto sia dei costi di lavorazione, sia del consumo di energia, sia del mancato ricavo di vendita degli scarti, NewPVC ha stimato che il costo del PVC rigenerato sarebbe pari a 0,371 Euro al chilo.

Successivamente l'Ufficio Tecnico ha elaborato la distinta base del nuovo articolo, stimando i consumi previsti di materiale e i costi relativi all'imballaggio su pallet. È stato stimato un consumo di 135 grammi di PVC rigenerato per metro lineare di prodotto; il consumo è stato valorizzato al costo unitario di 0,371 Euro al chilo determinato nella fase precedente.

Come entra in scheda il costo dello stampo

È stata poi determinata l'incidenza del costo dello stampo necessario per la trafilatura del nuovo articolo. Si è stimato il costo del nuovo stampo e il relativo ammortamento annuo; l'ammortamento è stato quindi suddiviso per il volume atteso di produzione del nuovo articolo, pari a 9.900 chili, equivalenti a circa 73.333 metri lineari all'anno.

La scheda di costo completa è riferita al lotto giornaliero di produzione, pari a 2.000 metri lineari. Si è inoltre ipotizzato di realizzare la produzione su una linea di trafilatura del Reparto 3, il cui costo standard orario è pari a 21,35 Euro all'ora. Su queste basi il costo di produzione di un lotto ammonterebbe a 292,62 Euro, equivalenti a un costo unitario di 0,148 Euro al metro.

Nessun costo è “vero” in senso assoluto

La scheda elaborata da NewPVC espone una configurazione di costo pieno industriale: tiene conto di tutte le componenti di costo, sia variabili — materiali, imballi, energia — sia fisse — costi del personale, ammortamenti e simili — di entrambe le fasi di lavorazione, la rigenerazione degli scarti e la successiva trafilatura del nuovo articolo.

La configurazione di costo pieno viene generalmente ritenuta più sicura rispetto ad altre, perché avrebbe il pregio di considerare tutte le componenti di costo. Occorre però ricordare che nessun costo è “vero” in senso assoluto, cioè utilizzabile per qualsiasi scopo. Al contrario, il concetto di costo assume significato e contenuto diversi a seconda dello scopo per il quale viene calcolato.

Nel caso esaminato l'obiettivo di NewPVC è disporre di informazioni sulla base delle quali costruire un'ipotesi di prezzo di vendita del nuovo articolo. Conoscendo il prezzo di mercato di prodotti analoghi, diventa fondamentale identificare la soglia minima di prezzo sotto la quale l'azienda non deve scendere. Questa informazione è indispensabile per consentire all'azienda di manovrare consapevolmente la leva del prezzo, in modo da trovare la giusta competitività senza perdere opportunità di business.

Due scenari, perché il costo dipende dalla saturazione

La valutazione del costo di prodotto dipende dal livello di saturazione della capacità produttiva. Per questo la Direzione di NewPVC ha chiesto all'Ufficio Tecnico di configurare due scenari alternativi a supporto della determinazione del prezzo di vendita.

Nel primo scenario la capacità produttiva del Reparto 3 è satura, o prossima alla saturazione. In questo caso le attività di rigenerazione del PVC e di produzione del nuovo articolo sottrarrebbero tempo ad altre produzioni: si porrebbe quindi una scelta di convenienza tra produzioni alternative. Il nuovo articolo risulterebbe conveniente soltanto a condizione di poterlo vendere a un prezzo che remuneri tutte le risorse impiegate — il costo pieno — lasciando un margine all'azienda.

Nel secondo scenario nel Reparto 3 è disponibile capacità produttiva non utilizzata. I costi fissi del reparto — stipendi, ammortamenti e simili — dovrebbero comunque essere sostenuti dall'azienda, anche se non sfruttati completamente dalla produzione. In questa situazione la produzione aggiuntiva del nuovo articolo consentirebbe non soltanto di recuperare gli scarti di altre lavorazioni, ma anche di rendere produttivi costi sotto-utilizzati. NewPVC potrebbe quindi accontentarsi di coprire soltanto i costi specifici del nuovo prodotto.

Dal costo pieno al prezzo di vendita

Per il primo scenario, quello della capacità produttiva prossima alla saturazione, la determinazione del prezzo di vendita è partita dall'informazione di costo pieno industriale. Sono state poi considerate l'incidenza delle provvigioni passive, pari al 5% sul prezzo di vendita, e il margine atteso dalla Direzione, pari al 15%.

Il prezzo che ne risulta è di 0,185 Euro al metro: un prezzo che consentirebbe di recuperare tutti i costi di rigenerazione e di produzione, oltre alle provvigioni, generando il margine desiderato.

Il prezzo minimo sotto il quale non scendere

Più probabilmente, però, NewPVC prevede che la capacità produttiva del Reparto 3 non sia saturata, né dal punto di vista della manodopera né da quello dell'impegno delle linee di trafilatura. Ai fini della valutazione di convenienza diventano allora irrilevanti le voci di costo fisso relative alla manodopera e agli ammortamenti del reparto, e con la vendita del nuovo articolo l'azienda potrebbe accontentarsi di coprire soltanto i costi specifici del prodotto.

Per costi specifici si intendono quei costi che si sosterrebbero soltanto se si rigenerassero gli scarti di PVC e si avviasse la produzione del nuovo articolo, e che invece scomparirebbero se gli scarti fossero semplicemente smaltiti o venduti. La Direzione di NewPVC ha quindi deciso di considerare soltanto cinque voci:

  • la mancata vendita dello scarto;
  • l'energia assorbita dalla rigenerazione;
  • l'ammortamento della macchina dedicata alla rigenerazione del PVC;
  • i pallet;
  • l'ammortamento dello stampo per la trafilatura.

Considerando soltanto i costi specifici, il PVC rigenerato costerebbe 0,176 Euro al chilo invece di 0,371. Questo costo è stato poi utilizzato per valorizzare il consumo di materiale, sempre pari a 135 grammi per ogni metro lineare di prodotto finito. I costi specifici di produzione del nuovo articolo ammonterebbero così a 0,0272 Euro al metro. Considerata l'incidenza delle provvigioni passive del 5% e l'aspettativa aziendale di realizzare un margine pari almeno al 15%, la soglia minima di prezzo sotto la quale l'azienda non deve scendere risulta pari a 0,034 Euro al metro.

VoceCosto pienoCosti specifici
Costo del PVC rigenerato (Euro/Kg)0,3710,176
Costo di produzione del nuovo articolo (Euro/metro)0,1480,0272
Prezzo con provvigioni 5% e margine 15% (Euro/metro)0,1850,034

Che cosa dice il mercato

Le prime informazioni raccolte dalla rete di vendita di NewPVC suggeriscono che il prezzo medio di mercato dei prodotti analoghi a quello progettato dall'azienda ammonterebbe a 0,10 Euro al metro. Allineandosi al mercato, quindi, NewPVC potrebbe realizzare un margine pari a 0,0678 Euro al metro, al netto delle provvigioni.

In valore assoluto si tratta di un margine contenuto. In termini relativi, però, è pari al 67,8% del prezzo di vendita: molto remunerativo.

Che cosa sarebbe successo guardando solo il costo pieno

Sulla base delle schede di costo elaborate, la Direzione di NewPVC ha deciso di avviare il processo di recupero degli scarti di lavorazione e la produzione del nuovo articolo.

L'utilità di aver elaborato schede di costo articolate è evidente: hanno consentito all'azienda di manovrare consapevolmente la leva del prezzo, per assicurarsi che l'intera produzione del nuovo articolo venga venduta, contribuendo a migliorare la redditività complessiva.

Determinante, in particolare, è stato l'aver individuato la soglia minima del prezzo di vendita. Se ci si fosse limitati a usare la logica del costo pieno, il nuovo prodotto sarebbe apparso addirittura in perdita: il costo pieno di produzione, 0,148 Euro al metro, sarebbe risultato ben superiore al possibile prezzo di vendita di 0,10 Euro al metro. La Direzione aziendale avrebbe potuto essere fuorviata e indotta a rinunciare a un nuovo business remunerativo.


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